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Eccomi qui!

 

Quanto tempo che non aggiorno un po’ questo piccolo spazio, questa piccola fetta di me. Sono entrata su internet e le mie dita hanno digitato, come per magia, l’indirizzo del blog. E allora mi sono decisa. Ho deciso di scrivere per rivivere, con poche parole, la difficoltà di una decisione importante, ho deciso di scrivere per ripercorrere le sensazioni che sono scivolate sulla mia pelle, sensazioni morbide come un lenzuolo di seta, sensazioni gelide e graffianti come una pioggia violenta. Ogni scelta, si sa, comporta dei rischi, soprattutto quando la strada da intraprendere è sconosciuta, soprattutto quando hai l’impressione di chiudere gli occhi per catapultarti nel buio di un avvenire senza certezze. Eppure, fra le lacrime, ho trovato la forza, o forse l’assurdo coraggio, di andare incontro ai miei sogni, di assorbire ogni attimo che il presente, quel presente, mi stava offrendo, con la consapevolezza di chi comprende che lasciare fuggire quei momenti sarebbe equivalso a farsi sfuggire un’occasione. E i rimpianti non fanno per me. Preferisco compiere scelte sbagliate piuttosto che non scegliere affatto. Ed è ciò che ho fatto. Ho sbagliato. Perché ogni emozione che è scivolata sulla mia pelle, ogni volta che ho sentito la pioggia battere contro il finestrino, ogni volta che cercavo di convincermi che quello era il mio posto, sentivo un vuoto incredibile dentro me stessa. Mi sono sempre rifugiata in un sogno mentre vivevo la realtà. Ed ora che quel sogno stava diventando realtà, la mia vita, fatta di gioie e dissapori, fatta di litigi, uscite, risate, la mia vita scandita dal ritmo incalzante della quotidianità, mi mancava terribilmente. E mi mancava un abbraccio, il suo abbraccio, in quelle giornate trascorse ad assaporare la solitudine rifugiandomi in un pianto. Mi mancavano le canzoni cantate a squarciagola in macchina, nelle sere d’estate, nel sabato sera. Mi mancavano le parole dolci, sussurrate piano. Mi mancavano le sue dita intrecciate nelle mie, mentre un bacio distratto moriva dolcemente sulla punta del mio naso. Mi sono ostinata troppo a lungo nella speranza che i sogni in cui a lungo avevo trovato rifugio non si fossero rivelati vani. E invece così è stato. Dispiegate le vele, ho invertito la rotta. Ed è bello approdare in un porto che senti di poter chiamare “casa”. Ed ora eccomi qui. Ora sono a casa.

Pubblicato il 9/1/2008 alle 15.21 nella rubrica Diario.

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